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Con il latte munto negli allevamenti del territorio, la cooperativa Agricansiglio di Fregona (Treviso) produce profumati formaggi della tradizione locale. Venduti dal nord Italia fino a Londra.

ANCHE IN CANSIGLIO LA QUALITA' E' GARANTITA DA ITALIALLEVA

Oltre all’irresistibile profumo del cibo genuino, ad attirare l’attenzione di coloro che entrano nello spaccio di Fregona (Tv) della cooperativa Agricansiglio, è un colorato cartellone pubblicitario in cui campeggia lo slogan: “I nostri formaggi sono fatti dal latte di questi signori”. Segue un dettagliato elenco di allevamenti, tutti collocati in un’area compresa tra il famoso altopiano del Cansiglio e la pianura trevigiana. Quello della territorialità è infatti da sempre uno dei cavalli di battaglia di questa ormai storica cooperativa di allevatori, che nel difficile mondo del lattiero caseario made in Italy si è fatta strada grazie a quel sapiente mix di qualità, tradizionalità e innovazione che caratterizza i suoi formaggi.

“Piccolo è bello” sostengono alcuni, e i numeri la dicono lunga sulle dimensioni della cooperativa: una trentina di aziende agricole conferenti, per la maggior parte di piccole o medie dimensioni (non si va oltre le 40-50 vacche in lattazione); 110 quintali di latte trasformato giornalmente in una ristretta gamma di formaggi Dop o della tradizione locale. Si va dalle “classiche” denominazioni protette come Montasio e Casatella trevigiana, al Moesin, un’esclusiva della cooperativa che è stata ufficialmente riconosciuta dalla Regione Veneto come “prodotto agroalimentare tradizionale”. Senza naturalmente dimenticare la caciotta classica a latte crudo, o la sua versione affumicata con i trucioli delle faggete dell’Altopiano, denominata “Fumo del Cansiglio”. E infine la ricotta, prodotta con le tecniche di un tempo, ma che una volta confezionata in atmosfera modificata riesce a raggiungere intatta anche i mercati più lontani, come i magazzini Harrod’s di Londra. A distribuire al di fuori del Veneto le perle casearie prodotte nel caseificio di Fregona ci pensa, infatti, un pool di commercianti che amano trattare prodotti selezionati. A livello locale sono invece attivi i cinque spacci di proprietà Agricansiglio e una rete di negozi specializzati.

Questione di immagine
Ma la vera ciliegina sulla torta è altrove: su buona parte dei formaggi prodotti dall’intraprendente cooperativa veneta sarà a breve apposto il marchio ITALIALLEVA. Uno strumento in più per l’attenta strategia commerciale adottata dal sodalizio presieduto da Raffaele Zanette: “abbiamo siglato il patto di trasparenza con Aia nello scorso settembre – ci spiega infatti il direttore Romolo Salvador – con l’obiettivo di valorizzare il prodotto locale e per certificare che il latte trasformato nei nostri formaggi è esclusivamente del territorio. L’adesione alla piattaforma ITALIALLEVA punta perciò a rafforzare il messaggio che da anni scriviamo sui nostri cartelloni pubblicitari, e quindi a sviluppare l’immagine dei nostri prodotti”.

D’altra parte, ci spiega il responsabile servizi qualità dell’Apa di Treviso Giancarlo Coghetto, la cooperativa possedeva già da tempo i requisiti per entrare nel circuito ITALIALLEVA: “le aziende conferenti – sottolinea – erano già da tempo sottoposte regolarmente alle visite dei controllori Aia in quanto iscritte ai controlli funzionali o aderenti al protocollo di buone pratiche di allevamento o ai sistemi di rintracciabilità certificata messi a punto dalla nostra Apa e applicati anche dall’Apa di Belluno. Per gli allevatori della cooperativa l’adesione a ITALIALLEVA non ha dunque comportato alcun obbligo o adempimento in più, e questo tanto sotto il profilo burocratico quanto sul fronte tecnico o del benessere animale”.

Gestione accurata
A ciò va aggiunto il rigore con cui il caseificio di Fregona tratta la materia prima: il latte non solo viene ritirato esclusivamente dagli allevamenti della zona, ma qualora non risulti conforme agli standard qualitativi concordati con i conferenti viene letteralmente eliminato. C’è poi l’esperienza maturata con i formaggi a latte crudo e a breve stagionatura come la caciotta, il cui latte viene controllato con assiduità, viene raccolto separatamente e lavorato a parte. Un approccio, questo, che in fin dei conti trova corrispondenza anche nella certificazione Iso 9000 per il sistema di gestione della qualità, conseguita dal caseificio nell’ormai lontano 2002. “Purtroppo – interviene Salvador – dallo scorso mese di maggio i nostri conferenti percepiscono un prezzo scarsamente remunerativo. Ed è un momento difficile anche sul fronte commerciale: già oggi vendiamo formaggi a chilometri zero e a prezzi competitivi con la gdo, eppure la domanda è calata. O meglio: il numero di scontrini rilasciati dai nostri spacci è uguale a quello dello scorso anno, ma è il valore medio degli acquisti a risultare diminuito”. La speranza è dunque che una volta superata la crisi economica, i nostri connazionali sappiano apprezzare il valore del vero made in Italy. Garantito ITALIALLEVA.

Di Alessandro Amadei